Le spese degli Italiani


La spesa totale delle famiglie residenti in Italia nel 2010 e’ stata di 803 miliardi di Euro, circa 13mila euro a testa, contando anche i bambini e gli infanti. Cosa hanno comprato? Hanno comprato piu’ cose di prima? Come e’ cambiato il “paniere” di acquisti delle famiglie dal 1970 al 2010? E, nel prossimo futuro, cosa compreranno? Compreranno di piu’ o di meno?

Questo post rispondera’ a queste domande, prima di tutto confrontando il livello e il tipo di spesa del 2010 con quello del 1970. In secondo luogo mostrando quale sia stato il cambiamento della spesa nei decenni tra il 1970 e il 2010; come si vedra’, infatti, il cambiamento negli acquisti non e’ avvenuto in modo graduale. Infine, si speculera’ su alcune ipotesi per il futuro.

I dati usati in questo post sono tratti dalla pubblicazione Istat I conti economici nazionali 1970-2010, pubblicata il 15 aprile 2011. Le previsioni fino al 2016 sono state realizzate dall’autore. I dettagli su come i dati Istat sono stati usati su come sono state fatte le previsioni sono spiegati a fondo testo.

1.1. La spesa nel 2010 confrontata con la spesa nel 1970: quanto

Come abbiamo gia’ detto in introduzione, le famiglie residenti in Italia hanno speso un totale di 803 miliardi di Euro; nel 1970, la spesa era stata di 37mila miliardi di Lire, che, tradotti in Euro, fanno 19 miliardi. Il totale del contante speso dalle famiglie e’ quindi aumentato di circa 37 volte, da 19 a 803 miliardi.

Fatto sta, che c’e’ stata molta inflazione di mezzo, e anche la popolazione e’ aumentata, da 54 a 60 milioni di abitanti. Come fare quindi a capire se le famiglie hanno effettivamente comprato di piu’, e quanto di piu’ hanno comprato?

Gli uffici di statistica producono dati anche al netto dell’inflazione. In questo caso, l’Istat riporta tutti i valori di spesa al valore degli Euro nel 2000. Al netto dell’inflazione, e calcolando la spesa pro capite, si viene a sapere che la spesa delle famiglie pro capite e’ passata dai 5mila400 Euro(2000) nel 1970 agli 11mila Euro(2000) del 2010. Praticamente un raddoppio.

Quindi, la quantita’ di cose comprate dai residenti in Italia nel 2010 e’ stata doppia rispetto a quello che i residenti avevano comprato nel 1970. In altri termini, un raddoppio dei consumi*.

1.2. La spesa nel 2010 confrontata con la spesa nel 1970: cosa

Qui il discorso inizia ad essere piu’ colorato.

Il grafico qui sopra illustra la composizione percentuale delle spese dei residenti in Italia nel 2010. Il 17% del totale e’ stato speso in cibo e bevande, il 15% in trasporti (spese d’esercizio, acquisto mezzi, biglietti, ecc.), il 12% in ristorazione, bar e alberghi, e cosi’ via.

Nel 1970 il 35% della spesa finiva in cibo e bevande. E’ normale che quando il livello di spesa sia piu’ basso, la percentuale dedicata al cibo sia piu’ alta. All’aumentare dei redditi e dei consumi, infatti, la spesa per gli alimentari rimane pressapoco costante, mentre il reddito aggiuntivo viene speso in altro.

Abbiamo visto nella sezione precedente come la quantita’ totale di beni e servizi acquistata dai residenti e’ raddoppiata, passando dal 1970 al 2010. Dalla considerazione precedente, ci aspettiamo che la la quantita’ di alimentari non sia aumentata piu’ di tanto, mentre altre voci dovrebbero essere aumentate maggiormente.

Nel 2010 i residenti in Italia hanno speso in media 390 Euro a testa nel settore delle comunicazioni, di cui 280 nei servizi di telefonia e 80 perl’acquisto di  telefoni. L’incremento di 10 volte delle quantita’ acquistate nel settore e’ dato dalla nascita della telefonia mobile, e dai nuovi servizi internet domestici. Facciamo notare come, nonostante l’impetuosa nascita di questo settore, nel 2010 le spese relative ammontavano solo al 3% della spesa totale.

Per quanto riguarda le spese sanitarie, e’ bene notare che qui vengono contate solo quelle direttamente a carico degli individui. Non vengono contate le spese addossate alla fiscalita’ generale. Gli individui “consumano” servizi sanitari sia che questi siano pagati dalla fiscalita’ generale, sia che siano pagati direttamente da loro stessi. In questo contesto, ci occupiamo solo dei secondi. Nel 2010, i residenti in Italia hanno pagato direttamente 500 Euro a testa per avere servizi sanitari, di cui 240 in prodotti medicinali, articoli sanitari e  materiale terapeutico e 190 in servizi ambulatoriali. L’incremento piu’ consistente in quantita’ di prodotti acquistati rispetto al 1970 e’ quello in prodotti medicinali, articoli sanitari e  materiale terapeutico, aumentati di 27 volte. Anche, qui, come nel caso della telefonia, si assiste alla creazione di un nuovo e proprio mercato, dato che questa spesa era praticamente assente nel 1970.

Nel 2010, i residenti in Italia hanno speso circa 1.100 Euro a testa in beni e servizi che l’Istat classifica sotto la voce “Ricreazione e cultura”, di cui 470 in servizi ricreativi e culturali, 210 in giornali, libri e articoli di cancelleria, e 140 in articoli audiovisivi, fotografici, computer ed accessori. Anche in questo settore, l’incremento maggiore rispetto al 1970 e’ avvenuto dove si e’ creato un nuovo mercato di consumo, cioe’ negli articoli audiovisivi, fotografici, computer ed accessori, aumentati di 16 volte. Da notare invece come gli acquisti di libri, giornali e articoli di cancelleria sono aumentati solo del 20%.

Ci sono poi una serie di tipi di beni e servizi che hanno avuto in incremento di poco superiore alla media (che e’ 2): mobili, elettrodomestici e manutenzione della casa (per cui la spesa media pro capite nel 2010 e’ stata di 1.200 Euro),  trasporti (spesa media pro capite di 2.000 Euro), alberghi, ristoranti e bar (spesa media 1.600 Euro), vestiario e calzature (spesa media 1.200 Euro).

I consumi complessivi per l’abitazione sono cresciuti “solo” del 60%. Interessante, il consumo di “acqua e altri servizi per l’abitazione” e’ cresciuto di piu’ di 3 volte dal 1970.

Infine, come si diceva in precedenza e come era attendibile, il consumo di beni alimentari (2.200 Euro di spesa media nel 2010) e’ cresciuto solo del 20%. E il consumo di bevande alcoliche e tabacchi (400 Euro di spesa media nel 2010) e’ calato del 10%.

L’Istat considera realta’ un altra macro categoria di spesa, che non e’ riportata nel grafico, perche’ ha il nome poco indicativo di “Beni e servizi vari”. Il complesso di questa voce e’ aumentato solo del 40% dal 1970 al 2010. Questa macro categoria pero’ contiene al suo interno l’intressante voce “Assicurazioni”, il cui ammontare e’ aumentato 4 volte dal 1970 al 2010.

2.1 La traiettoria dal 1970 al 2010; con sorpresa

Fino a qui, abbiamo commentato le differenze tra le spese dei residenti tra il 1970 e il 2010, e abbiamo trovato che la quantita’ di cose acquistata e’ aumentata di 2 volte, con incrementi notevoli in nuovi settori (telefonia e sanita’), che rimangono pero’ relativamente piccoli, e incrementi consistenti in quasi tutti i capitoli di spesa a parte gli alimentari.

Ma, questo aumento nei consumi e’ stato lineare?

No.

Le barre azzurro chiaro rappresentano la spesa in effettiva in contanti, quella che tecnicamente viene chiamata “a prezzi correnti”. Ovviamente era molto bassa nel 1970 e aumenta continuamente, per effetto sia dell’aumento di cose comprate, ma anche per effetto dell’aumento dei prezzi.

La barra blu scuro invece rappresenta la spesa al netto dell’inflazione (spesa qui misurata in Euro 2000), cioe’ la misura della quantita’ di beni e servizi effettivamente comprata. Come si vede bene dal grafico, la quantita’ di cose comprate aumenta quasi linearmente dal 1970 al 2000, per per subire una lieve flessione dal 2000 al 2010.

Il raddoppio della quantita’ di cose comprate avviene in realta’ tra il 1970 e il 2000. Per la precisione, un aumento di 2.1 volte. La quantita’ di cose comprate rimane praticamente costante tra il 2000 e il 2010. Per la precisione, diminuisce del 2%.

Nel grafico successivo vediamo il trend delle quantita’ di beni e servizi acquistati, in termini tecnici “a prezzi costanti”, per tipo di bene e servizio, dal 1970 al 2010.

La quasi totalita’ delle voci di spesa seguono tutte il trend complessivo: incremento delle quantita’ acquistate dal 1970 al 2000, e poi calo o stazionarieta’.

In controtendenza, e quindi in trend crescente anche nel decennio 2000-2010:

  • Nel settore “Ricreazione e cultura”: i “servizi ricreativi e culturali” (+13% dal 2000 al 2010) e gli “articoli audiovisivi, fotografici, computer e accessori” (+72%)
  • Nel settore “Sanita’”: i “prodotti medicinali, articoli sanitari e materiale terapeutico” (+45%)
  • Nel settore “Comunicazioni”: i telefoni (+260%); i “servizi di telefonia” aumentano fortemente fino al 2007, per poi calare (in complesso, pero’, l’aumento dal 2000 al 2010 e’ +34%)

3. Previsioni al 2016

Dato l’indebolirsi, nel decennio 2000-2010, della capacita’ di godere di prodotti e servizi degli italiani, e’ giusto chiedersi cosa ci possiamo aspettare nel prossimo futuro.

Quello che suggerisce il grafico qui sopra, ad esempio, e’ che la curva della capacita’ di spesa sia arrivata ad un tetto limite. La domanda e’ ora se in questo decennio 2010-2020 questa curva seguira’ una traiettoria decrescente, con una riduzione dei consumi, si stabilizzera’ su una quantita’ quasi stazionaria, o se riprendera’ a crescere.

Per suggerire possibili evoluzioni, abbiamo realizzato un modello previsivo basato sulla proiezione del trend di 42 voci di spesa di dettaglio, il cui risultato macro e’ illustrato dal seguente grafico.

Sono stati proiettati due scenari, uno alto e uno basso, in funzione di come alcuni settore chiave, che hanno subito una forte contrazione della spesa reale a fine decennio 2000-2010, potranno recuperare nei prossimi anni.

Lo scenario alto, quello in cui questi settore chiave vedranno un recupero delle quantita’ acquistate, ipotizza una crescita del 4% delle quantita’ complessive di beni e servizi pro capite acquistati nel 2016 rispetto al 2010. Questo significa un ritorno, nel 2016, ad una quantita’  totale di acquisti quasi uguale a quello del 2007.

Lo scenario basso, dove in questi settori chiave il recupero sara’ piu’ lento o addirittura proseguira’ un trend decrescente, vede una crescita del totale delle spese dell 1,7% tra il 2010 e il 2016. Questo significa un ritorno alle quantita’ acquistate nel 2003.

Il settore che genera piu’ incertezza in questa previsione e’ quello dei generi alimentari. Nel 2010 sono stati spesi in media 2.200 euro a testa per generi alimentari. Dal 2006 al 2010 il settore ha visto una contrazione del 9% delle quantita’ vendute pro capite. Si tratta di una contrazione straordinaria, che ha riportato la quantita’ di beni venduti pro capite ai livelli del 1987. Si’, 1987, avete letto bene. La proiezione di questo trend diventa quindi estremamente difficile. Da un lato ci si potrebbe attendere un ritorno entro breve ai valori medi del decennio precedente, dall’altro, in caso la riduzione corrrisponda effettivamente ad un mutato rapporto con il cibo, e’ ragionevole aspettarsi che il trend decrescente possa ulteriormente continuare, almeno per qualche anno.

Altri settori in cui abbiamo ipotizzato due scenari diversi, uno alto e uno basso, sono le “calzature”, l’”acqua e altri servizi per l’abitazione”, i “principali elettrodomestici, inclusi accessori e riparazioni”, e infine l’”acquisto di mezzi di trasporto”.

Nei restanti 35 settori di cui abbiamo stimato la possibile evoluzione, 21 mostrano un segno negativo, cioe’ un calo delle quantita’ acquistate tra 2010 e 2016. Abbiamo ipotizzato il maggior calo in valori assoluti nel settore delle “spese di esercizio di mezzi di trasporto”, settore che ha avuto un massimo nel 2003, e nel settore dei “mobili e articoli di arredamento”, settore che ha avuto un massimo nel 200, che presentano tutti e due un chiaro trend decrescente.

6 settori sono invece in netta controtendenza, e per i quali abbiamo ipotizzato un notevole incremento delle quantita’ vendute al 2016:

  1. Apparecchiature per la telefonia. Il settore e’ in crescita storica dal 1970, ed e’ ragionevole supporre che, sia per il decremento dei prezzi che per l’aumento dell’offerta, le quantita’ vendute aumenteranno ancora.
  2. Articoli  audiovisivi,  fotografici,  computer ed accessori. Analogamente ai telefoni, questo settore e’ in crescita storica, e, esattamente per gli stessi motivi, e’ ragionevole attendersi un aumento delle quantita’ vendute.
  3. Assicurazioni. Anche questo settore mostra un trend storico crescente in modo lineare. Anche se ha subito una notevole riduzione relativa tra il 2007 e il 2010, sembra ragionevole aspettarsi, data la costanza del trend storico, un ulteriore incremento.
  4. Prodotti medicinali, articoli sanitari e  materiale  terapeutico. Altro settore in trend storico crescente. La crescente attenzione per la salute e il benessere e l’aumento dell’eta’ media della popolazione sono qui fattori cruciali alla base della nostra aspettativa di crescita ulteriore.
  5. Servizi di telefonia. Anche questo settore in crescita storica ma che, come le assicurazioni, e’ in calo dal 2007. C’e’ comunque motivo di credere che, come per le apparecchiature tecnologiche, il decremento dei prezzi e l’aumento dell’offerta faranno ulteriormente aumentare le quantita’ acquistate.
  6. Servizi ricreativi e culturali. Altro trend a tendenza storica costantemente crescente, e per cui e’ ragionevole ipotizzare un ulteriore incremento.
Fonte e uso dei dati e tecnica di proiezione utilizzata
I dati qui presentati sono stati tratti dalla pubbicazione Istat Conti economici nazionali 1970-2010. Come dato totale, e’ stato utilizzato il totale della “Spesa delle famiglie”, a cui e’ stato sottratto il valore dei “Fitti imputati”, in quanto questa voce non rappresenta una effettiva voce di spesa per le persone (mentre la e’ al fine della contabilita’ nazionale).
Nel testo ci si e’ riferiti alle spese per acquisti dei residenti in Italia, a volte forse suggerendo che questo concetto sia equivalente a quello di “consumi”. In realta’ non lo e’, perche’ il totale dei beni e servizi consumati dalle persone e’ composto si dal complesso di beni e servizi da loro acquistati (e descritto nel testo), a cui vanno pero’ aggiunti le quantita’ di beni e servizi che si sono consumati senza acquistarli. Questi ultimi sono generalmente i beni e servizi prodotti dallo Stato, quali la sicurezza sociale, la sanita’, la scuola, ecc.
Altra precisazione necessaria: nel testo si e’ cercato di tenere  chiaramente distinti i concetti spesa per beni e servizi a valori correnti, cioe’ il totale di soldi spesi per acquistare qualcosa, e quantita’ di beni effettivamente consumata (valore a prezzi costanti). Si tratta di concetti difficili e non privi di difficolta’ teoriche e pratiche. Le previsioni sono state fatte sui valori a prezzi costanti, cioe’ sulle quantita’ di beni e servizi acquistati. Per esempio, quando si e’ detto che e’ ragionevole attendersi che i residenti acquisteranno piu’ telefoni, ci si e’ riferiti alle quantita’, e non al valore corrente; non si e’ quindi affermato che i residenti spenderanno di piu’ nel settore della telefonia.
Capitolo previsioni. Come detto nel testo, il trend di 42 voci di spesa e’ stato proiettato al 2016, tenendo in considerazione sia il trend storico sia considerazioni qualitative circa la natura dei beni o servizi oggetto della proiezione. Si tratta di una ragionevole aspettativa. Nonostante la ragionevolezza di queste aspettative, due fattori saranno centrali nel determinare il futuro delle quantita’ di beni e sertvizi acquistati: l’aumento, o diminuzione, dei prezzi e l’andamento del reddito disponbile per la spesa delle persone. Si riconosce inoltre che l’attuale incertezza relativa al debito pubblico italiano introduce ulteriori elementi di aleatorieta’ difficilmente prevedibili.
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Una Risposta to “Le spese degli Italiani”

  1. La lettera di Berlusconi del 26 ottobre 2011 « Considerazioni politiche Says:

    [...] problema e’ che il governo continua a negare che il declino italiano [...]

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